venerdì, 26 giugno 2009

Si, avete capito bene. Il prossimo anno ci sposiamooooo

Mimmo e Rosanna si sposano

Con questa buffa maglietta lo abbiamo annunciato ai nostri amici di Taranto e di Bolzano: ci siamo presentati di spalle e sulle magliette c'era scritto semplicemente 2010 su tutte e due, poi ci siamo girati ed ecco qui il risultato. Sono scoppiati gli applausi, gli auguri, le foto... che bello!!!

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categoria:matrimonio mì e ros
giovedì, 02 aprile 2009
mi sembra ieri quando in un caldo pomeriggio, con l'aria frizzantina, il profumo della primavera, il calore del sole, la vicinanza di bidobido... diedi inizio con un bacio alla storia più bella ed importante della mia vita! e quel giorno, dopo anni, diedi risposta al mio quesito... ".. se la risposta è amore, la domanda qual è?..."
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giovedì, 12 marzo 2009
ai più forse questa frase non dirà niente, però per me, è forse una delle frasi più importanti della mia vita! Questa frase è presa da una canzone semi conosciuta "A.A.A. Qualcuno cercasi" del mio vecchio mito Luciano Ligabue, e fa parte del suo album (1993) SOPRAVVISUTI & SOPRAVVIVENTI. In quell' album poco conosciuto, poco fortunato e molto cupo, vi è come un raggio di sole, questa canzone, che sin dal primo ascolto mi catturava per i suoi suoni e per il suo modo rock di parlare del tema della ricerca dell'anima gemella, che da qualche parte sicuramente esiste , e può essere una donna impensabile, come una tua amica, o una nemica, o una che hai sotto il naso e non te ne sei mai accorto. Insomma durante la mia adolescenza piena di insicurezze, questa canzone mi dava la "speranza" che prima o poi avrei anch'io trovato la mia anima gemella! Quante volte negli anni, poi mi rimbombava nella mente la frase "..se la risposta è amore, la domanda qual è..".. ed ogni volta era un brivido ed un emozione al solo immaginare che prima o poi avrei dato risposta alla frase! Infatti mi chiedevo spesso quale fosse la domanda se la risposta era: amore! Poi all'improvviso in una giornata di primavera di circa 4 anni fà, nel posto meno romantico, nel momento meno opportuno, però con sottofondo di ".A.A.A. Qualcuno cercasi", proprio durante ".. se la risposta è amore, la domanda qual è.." diedi il mio primo bacio alla mia Fizza! e capii qual'era la mia "domanda" alla risposta amore.
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categoria:amore, ligabue
mercoledì, 04 marzo 2009

Ieri sera Michele (fratello di Mimmo) ci ha chiamati per darci una bellissima notizia. Dopo aver fatto tutte le selezioni, gli esami scritti e attitudinali, ha vinto il concorso per entrare in MARINAAAA, si si, proprio quella con le divise bianche, quella di Braccio di Ferro

Eravamo troppo contenti per lui, perchè era disoccupato e in cerca di lavoro. Adesso è sistemato per tutta la vita. Bravo Michele, abbiamo brindato per te

W_la_marina

 

Rosanna

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categoria:fratelli e sorelle
martedì, 03 marzo 2009

Che ridere, sono stata in banca e c'era una vecchina che parlava da sola.

"Ho preso due biglietti elimina code invece che uno, l'altro lo lascio lì per qualcun alto..." "Oh cavolo ho dimenticato giù l'ombrello, e mi tocca tornare a prenderlo".

Poi sono andata a bermi il caffè da Walther's ed è arrivata anche lei. Al bancone stavo scrivendo un sms e mi fa "Che piccolo"

e io "Beh neanche poi tanto, adesso ne fanno di molto + piccoli di questo"

"No la tastiera è piccola, il mio ce l'ha molto + grande"

"Pensi che adesso li fanno anche senza tastiera"

"E come si fa?"

"Beh, si fa tutto sullo schermo"

"Saranno più comodi???"

"Mmmmmm non credo, se si rompe lo schermo si butta via tutto"

"Ah no no, allora mi tengo il mio che faccio meglio. Ma Lei viene spesso qui a bere il caffè? Io prima andavo al Città ma qui è + bello"

"No, non vengo spesso, ma quando prendo il caffè piace anche a me venire qui"

"Eh si, e poi è anche conveniente. Lei ha preso una cioccolatina piccola? No perché anche quella costa solo 1 euro. Io ho preso il caffè perché stamattina non l'ho preso a casa e allora ho detto vaffanbrodo vado a bermelo al Walther's. Sa, avevo paura che mi facesse male... Alla mia età non bisogna bere troppi caffè".

Sarei rimasta tutta la mattina a parlare con questa vecchietta e con i suoi problemi che a me sembravano tanto divertenti. Ma sono dovuta tornare in ufficio.

Sorrido, ma mi manca tanto la mia nonna Maria e la sua allegria contagiosa.

Rosanna

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categoria:tenerezza
mercoledì, 25 febbraio 2009

I_love_my_Cosimo

 

Eh si, I love my Cosimo perchè

- mi guida verso scelte vincenti,

- capisce cosa mi passa nel cuore

- è in sintonia con i miei interessi

MA VALE MOOOOOOOOOOOOOOLTO DI PIÙ DI 1 EURO e soprattutto non è in vendita!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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categoria:amore
lunedì, 23 febbraio 2009
Ieri sera non riuscivo ad addormentarmi, allora Mimmo è stato lì vicino a me a tenermi la manina. A bassa voce mi fa "Conta le pecorelle, funziona. Anzi, sai cosa faccio io? Penso a memoria alle formazioni di calcio e quando arrivo a Maldini che sono già in coma: Zenga-Bergomi-Maldini... Oppure dico la formazione del Taranto e non arrivo mai a centrocampo". Hahahahahahahahaah sono scoppiata a ridere. E chi ha dormito più?
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categoria:calcio, taranto
lunedì, 23 febbraio 2009

Siamo stati invitati alla festa di compleanno di un ragazzo che partecipa alla scuola di musical con me: requisito unico però era andare in maschera. E noi ci siamo vestiti da Supereroi!!!!

Due supereroi

postato da: Fizzi alle ore 14:51 | Permalink | commenti (3)
categoria:carnevale
giovedì, 19 febbraio 2009

"L’operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali. Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po’ prima alle volte un po’ dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide.
Spesso i due rumori: il suono della sveglia e il passo di lui che entrava si sovrapponevano nella mente di Elide, raggiungendola in fondo al sonno, il sonno compatto della mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel guanciale. Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia, coi capelli sugli occhi.
Gli appariva così, in cucina, dove Arturo stava tirando fuori i recipienti vuoti dalla borsa che si portava con sé sul lavoro: il portavivande, il termos, e li posava sull’acquaio. Aveva già acceso il fornello e aveva messo su il caffè.
Appena lui la guardava, a Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi, come se ogni volta si vergognasse un po’ di questa prima immagine che il marito aveva di lei entrando in casa, sempre così in disordine, con la faccia mezz’addormentata. Quando due hanno dormito insieme è un’altra cosa, ci si ritrova al mattino a riaffiorare entrambi dallo stesso sonno, si è pari.
Alle volte invece era lui che entrava in camera a destarla, con la tazzina del caffè, un minuto prima che la sveglia suonasse; allora tutto era più naturale, la smorfia per uscire dal sonno prendeva una specie di dolcezza pigra, le braccia che s’alzavano per stirarsi, nude, finivano per cingere il collo di lui.
S’abbracciavano. Arturo aveva indosso il giaccone impermeabile; a sentirselo vicino lei capiva il tempo che faceva: se pioveva o faceva nebbia o c’era neve, a secondo di com’era umido e freddo. Ma gli diceva lo stesso: – Che tempo fa? – e lui attaccava il suo solito brontolamento mezzo ironico, passando in rassegna gli inconvenienti che gli erano occorsi, cominciando dalla fine: il percorso in bici, il tempo trovato uscendo di fabbrica, diverso da quello di quando c’era entrato la sera prima, e le grane sul lavoro, le voci che correvano nel reparto, e così via.
A quell’ora, la casa era sempre poco scaldata, ma Elide s’era tutta spogliata, un po’ rabbrividendo, e si lavava, nello stanzino da bagno. Dietro veniva lui, più con calma, si spogliava e si lavava anche lui, Lentamente, si toglieva di dosso la polvere e l’unto dell’officina. Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti, ogni tanto dandosi delle spinte, togliendosi di mano il sapone, il dentifricio, e continuando a dire le cose che avevano da dirsi, veniva il momento della confidenza, e alle volte, magari aiutandosi a vicenda a strofinarsi la schiena, s’insinuava una carezza, e si trovavano abbracciati.
Ma tutt’a un tratto Elide: – Dio! Che ora è già! – e correva a infilarsi il reggicalze, la gonna, tutto in fretta, in piedi, e con la spazzola già andava su e giù per i capelli, e sporgeva il viso allo specchio del comò, con le mollette strette tra le labbra. Arturo le veniva dietro, aveva acceso una sigaretta, e la guardava stando in piedi, fumando, e ogni volta pareva un po’ impacciato, di dover stare lì senza poter fare nulla. Elide era pronta, infilava il cappotto nel corridoio, si davano un bacio, apriva la porta e già la si sentiva correre giù per le scale.
Arturo restava solo. Seguiva il rumore dei tacchi di Elide giù per i gradini, e quando non la sentiva più continuava a seguirla col pensiero, quel trotterellare veloce per il cortile, il portone, il marciapiede, fino alla fermata del tram. Il tram lo sentiva bene, invece: stridere, fermarsi, e lo sbattere della pedana a ogni persona che saliva. “Ecco, l’ha preso”, pensava, e vedeva sua moglie aggrappata in mezzo alla folla d’operai e operaie sull’”undici”, che la portava in fabbrica come tutti i giorni.
Spegneva la cicca, chiudeva gli sportelli alla finestra, faceva buio, entrava in letto.
Il letto era come l’aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come fosse stato rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov’era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l’altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s’addormentava.
Quando Elide tornava, alla sera, Arturo già da un po’ girava per le stanze: aveva acceso la stufa, messo qualcosa a cuocere. Certi lavori li faceva lui, in quelle ore prima di cena, come rifare il letto, spazzare un po’, anche mettere a bagno la roba da lavare. Elide poi trovava tutto malfatto, ma lui a dir la verità non ci metteva nessun impegno in più: quello che lui faceva era solo una specie di rituale per aspettare lei, quasi un venirle incontro pur restando tra le pareti di casa, mentre fuori s’accendevano le luci e lei passava per le botteghe in mezzo a quell’animazione fuori tempo dei quartieri dove ci sono tante donne che fanno la spesa alla sera.
Alla fine sentiva il passo per la scala, tutto diverso da quello della mattina, adesso appesantito, perché Elide saliva stanca dalla giornata di lavoro e carica della spesa. Arturo usciva sul pianerottolo, le prendeva di mano la sporta, entravano parlando. Lei si buttava su una sedia in cucina, senza togliersi il cappotto, intanto che lui levava la roba dalla sporta. Poi: – Su, diamoci un addrizzo, – lei diceva, e s’alzava, si toglieva il cappotto, si metteva in veste da casa. Cominciavano a preparare da mangiare: cena per tutt’e due, poi la merenda che si portava lui in fabbrica per l’intervallo dell’una di notte, la colazione che doveva portarsi in fabbrica lei l’indomani, e quella da lasciare pronta per quando lui l’indomani si sarebbe svegliato.
Lei un po’ sfaccendava un po’ si sedeva sulla seggiola di paglia e diceva a lui cosa doveva fare. Lui invece era l’ora in cui era riposato, si dava attorno, anzi voleva far tutto lui, ma sempre un po’ distratto, con la testa già ad altro.
In quei momenti lì, alle volte arrivavano sul punto di urtarsi, di dirsi qualche parola brutta, perché lei lo avrebbe voluto più attento a quello che faceva, che ci mettesse più impegno, oppure che fosse più attaccato a lei, le stesse più vicino, le desse più consolazione. Invece lui, dopo il primo entusiasmo perché lei era tornata, stava già con la testa fuori di casa, fissato nel pensiero di far presto perché doveva andare.
Apparecchiata tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi più alzare, allora c’era il momento dello struggimento che li pigliava tutti e due d’avere così poco tempo per stare insieme, e quasi non riuscivano a portarsi il cucchiaio alla bocca, dalla voglia che avevano di star lì a tenersi per mano.
Ma non era ancora passato tutto il caffè e già lui era dietro la bicicletta a vedere se ogni cosa era in ordine. S’abbracciavano. Arturo sembrava che solo allora capisse com’era morbida e tiepida la sua sposa. Ma si caricava sulla spalla la canna della bici e scendeva attento le scale.
Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali, forse era già dopo il gasometro. Elide andava a letto, spegneva la luce.
Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito,per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza."

(Italo Calvino)

postato da: Fizzi alle ore 10:57 | Permalink | commenti (4)
categoria:amore
venerdì, 31 ottobre 2008

Guardatevi questo video ... Bellissimo !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

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categoria:ricordi